Tra poco ci spostiamo!

Ci siamo quasi!

Con tanti sacrifici in questo momento di forte difficoltà, il Panificio Fronzi cerca di rialzarsi spostando la propria attività in questa nuova location, offrendo un servizio bar, alimentari, panetteria pizzeria al taglio, hamburger, hotdog, patatine fritte, prodotti tipici dei Sibillini e gli immancabili aperitivi, oltre ai dolci artigianali di nostra produzione

 

Appena riusciremo ad ultimare i lavori sarete tutti invitati alla nostra inaugurazione!

Vi terremo, aggiornati, intanto tenetevi pronti

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Storie dal terremoto: Pieve Torina

L’ultimo panettiere

A Pieve Torina in provincia di Macerata è rimasto l’ultimo fornaio della Valnerina.
Con il suo pane rifornisce soc
corritori e sfollati.

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Guarda il servizio del TG1 >>

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Storie dal sisma, “Siamo rimasti per fare il pane”

pane-pievetorina-640x431PIEVE TORINA – Nella notte della Superluna il borgo di Pieve Torina resta al buio. È un borgo fantasma, dopo il sisma di fine ottobre. Delle 1450 anime che vivevano nella cittadina maceratese sono rimaste qualche decina. Le pareti abbattute delle case sembrano le quinte di un teatro: ecco il centro, dove il terremoto ha violato l’intimità delle case lasciando intravedere quadri familiari senza attori. All’ingresso i cingolati verdi dell’esercito.

Una luce è accesa, dall’una, nella zona industriale. Seguendo il profumo di crosta e farina si arriva al laboratorio di Daniele Pascoli. Trentotto anni, mezza vita da fornaio, padre di tre figli.

Pane e focacce sono state sfornate anche negli stessi giorni del sisma: il laboratorio “miracolosamente” non si è ammalato di terremoto. “Le scosse non ci hanno fatto dormire, avevamo paura, stavamo in auto al freddo. Tanto valeva tornare subito a lavoro”, dice Eleonora, 25 anni, mentre stende la pasta per le pizzette sulla lastra lucida d’olio.

Come per il pane la farina, qui il lavoro è la materia prima. “Non abbiamo mai abbandonato il lavoro”, racconta Daniele mentre sforna pagnotte caserecce. “Ora riforniamo i negozi di Castelraimondo e San Severino Marche. Lavoriamo per loro. In zona ho perso la fornitura di 16 negozi. Tutti chiusi, tra cui il mio, nella zona rossa di Pieve Torina. Daniele e i suoi dieci collaboratori (due li ha dovuti mettere in cassaintegrazione) ora preparano due quintali di pane al giorno, la metà rispetto alle notti prima del 26 ottobre. “I miei collaboratori e io abitiamo in camper o in container acquistati privatamente. Ci adattiamo per restare e lavorare”.

“Delle 35 che c’erano in paese, dice ancora, sono rimasto l’unica partita Iva a lavorare. Spero che ripartano anche gli altri e che torni la gente del paese”. Sono quasi tutti al mare. Una sorta di “villeggiatura” autunnale forzata nei camping e nei bungalow sulla costa. “Sono partito con i panettoni”, spiega Daniele mentre mette a riposo per una lievitazione di 16 ore le palle di pasta gialla che già profumano di canditi e scorza di limone, nei cestini di carta marrone con le stelline disegnate.

Attorno alle 7,30, tolti grembiuli e cuffie, i dipendenti mettono le giacche. Caricati i furgoni, ognuno si mette alla guida per consegnare il pane dove ancora c’è chi lo comprerà. Non a Pieve Torina.

Con la luce nuova del giorno, più del silenzio parlano le ferite delle case, delle scuole. Sulla via del paese dove si trovano gli uffici postali, la banca, i negozi del macellaio e del parrucchiere, come le altre porte è chiusa anche quella del negozio di Daniele. A terra, dentro, i segni della battaglia con il sisma: le bottiglie rotte a terra, le travi in legno che reggono il soffitto piegate dal trambusto della terra.

Guarda il video su etvmarche.it >>

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Terremoto, l’ultimo fornaio della Valnerina: «Il mio pane per gli sfollati»

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Pieve Torina (Macerata), 31 ottobre 2016 – È l’ultimo fornaio rimasto nel raggio di decine di chilometri. Con il suo pane rifornisce i campi base della Protezione civile e della Croce rossa a Visso, Ussita, Castelsantangelo sul Nera, Pieve Torina, Muccia. È Daniele Pascoli, 38enne di Pieve Torina: quando ieri il sindaco Alessandro Gentilucci ha fatto il suo nome durante un’assemblea, centinaia di cittadini lo hanno salutato con un applauso che vale più di tante parole. La moglie e due dei tre figli hanno trovato riparo in una casa di famiglia a Lecce. Lui, invece, rimasto assieme al figlio più grande, manda avanti l’unico forno rimasto nella Valnerina.

«Stamattina (ieri, ndr) – racconta –, quando è arrivata la sberla ero al lavoro nel mio laboratorio, assieme a mia madre. Abbiamo avuto paura, ma abbiamo continuato a lavorare. Dormo in una roulotte, non posso andarmene anche io: sono l’unico rimasto a fare il pane da queste parti e sto lavorando sodo. Il forno che avevo in centro a Pieve Torina è danneggiato, ma il laboratorio nella zona artigianale è ancora in piedi». A Pieve Torina da giorni manca il metano, così Pascoli ha dovuto riconvertire l’impianto con il vecchio sistema a gasolio. «Ho dovuto spendere 500 euro a forno per allacciare i bruciatori al meccanismo a gasolio, anche i consumi per mandare avanti la produzione sono diversi. Però è un momento di emergenza e non si può fare diversamente. Anche oggi (ieri, ndr) ho fatto il pane per la Protezione civile, ma non è stato possibile portarlo fino a Ussita perché le strade sono interrotte. A Visso c’erano tre forni: ora sono tutti fuori uso».

Tra chi rimane in paese per mettere qualcosa sui piatti degli sfollati c’è anche Damiano Sabbatucci, macellaio. «Avevo tre negozi tra Pieve Torina, Muccia e Camerino – spiega –, ora sono tutti chiusi. Così ho portato la mia carne alla mensa degli sfollati. Ho i frigoriferi pieni, nei prossimi giorni continuerò a portare i miei prodotti a chi ne ha bisogno».

via Il resto del Carlino

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